bibamogherini sitoLa sensibilità di un’idea. Può essere il filo conduttore di una vita. In questo caso, quella di Patrizia Scarfagna. Che come nome d’arte ha scelto Biba Mogherini. Biba come la chiamava per vezzo l’uomo più importante della sua vita. Quello che le ha dato un anello, un altro cognome, e tanto di più: Flavio Mogherini, l’uomo che ha firmato le scenografie di oltre 400 film del periodo d’oro del neorealismo italiano. Colui che per primo ha creduto nella sua creatività, quando non ancora ventenne si cimentava come attrice di teatro al fianco dell’istrionico Don Backy – Premio Internazionale della Critica al Festival Internazionale del Cinema di Salerno come migliore protagonista teatrale dell’anno – o scriveva testi alla RCA per poeti come Renato Zero o Paola Turci, o quando a 25 anni mollava tutto per l’Africa, andando a realizzare su una piattaforma petrolifera (la prima donna ad averlo mai fatto) al seguito di una produzione cinematografica italo francese (Rai 1  Eni e Antenne 2), scenografie e costumi. Esperienze che ne hanno mostrato con chiarezza il più grande talento: la creatività. Qualsiasi cosa Biba toccasse, diventava una cosa speciale. O, più semplicemente, una cosa bella. Fosse un foglio bianco da riempire di immagini e parole, un pentagramma a cui dare emozione, un vestito da confezionare con l’estro di un sarto, una casa da arredare senza banalità. La sua storia, ad un primo e superficiale sguardo, può sembrare quella di una farfalla indecisa riguardo al fiore su cui posarsi: il teatro, la sceneggiatura, la scrittura creativa. Il cinema ai più alti livelli: Federico Fellini, Carlos Saura, Ettore Scola, Mauro Bolognini, sono solo alcuni dei maestri incontrati lungo la strada ancora giovanissima. E prima che l’alta moda le aprisse le porte per stilisti del calibro di Egon Von Furstemberg, Gattinoni… curando i costumi di attori come:  Fabio Testi, Florinda Bolkan, Serena Grandi, Franco Nero, Elsa Martinelli, Valeria Marini per citarne alcuni. Tutti folgorati dal suo modo di essere, dal suo talento. Espresso in maniera discreta, vissuto sempre dietro le quinte. Ma quella farfalla non era indecisa. Semplicemente, cercava la forma d’espressione più adatta alle stagioni della sua vita. E questo significava anche andare, partire, lasciare. Scoprire realtà meno asfittiche e preconfezionate, artisticamente parlando, dell’Italia. Offesa nel suo talento e nella sua espressività da personaggi che d’arte vivono, ma che l’arte non la vivono. La vendono, ma non la rispettano. Un pensiero che ha via via preso forma nei lunghi viaggi su e giù per l’Europa e ancor più oltreoceano, nel vissuto di Biba in America, nella frequentazione con artisti locali non ancora entrati nel vortice del business, nell’approfondimento di una lingua e di una cultura per certi versi ancora vergine. E’ proprio questa idea di non seguire vie convenzionali, questa brama di comunicare su livelli più profondi, questo divenire imprevedibile di vita e ispirazione artistica, la molla che continua a spingere Biba. Fino all’incontro, illuminante, con Marinella Paolini: due donne con un desiderio non meglio definito, a cui dare una faccia, un corpo, una dignità. Un  progetto con cui crescere piano piano, non sapendo dove questa crescita avrebbe portato. E quale nome migliore di Forme d’Arte, un’arte che prende forma come un fiume che cambia il suo corso imprevedibilmente, con lo scorrere del tempo? Anche se qui la casualità c’entra solo in parte. Perchè Forme d’Arte è la trasposizione rigorosa e quasi matematica di una creatività genuina, senza mediazioni. Come il puntiglio di un ingegnere applicato all’intuizione dell’artista. Ma rigoroso non vuol dire rigido. In fondo, come dice Biba, un piccolo sasso gettato oggi fra trent’anni diventerà qualcos’altro. Come lei del resto, che difficilmente si fermerà qui.

Marco Scafati – giornalista della Repubblica –

CV Biba Mogherini ITA

 bibamogherini sito

The sensitivity of an idea. It can be the leitmotif of a life. In this case, it is the leitmotif of Patrizia Scarfagna’s life, in art Biba Mogherini. Biba, this is how the most important man of her life liked to call her. The man who gave her a ring, a different surname, and much more: Flavio Mogherini, the man behind over 400 production designs during the golden age of Italian Neorealism. The first person to believe in her creativity when barely twenty years old she worked on stage alongside the histrionic Don Backy – best stage actress of the year Award at the Salerno International Film Festival – or wrote at the RCA the lyrics for poets such as Renato Zero or Paola Turci, when at the age of 25 she quit everything for the African continent to work on an offshore rig (the first woman to engage in a similar project) as production and costume designer in an Italian-French coproduction (Rai 1 and Antenne 2)

All these experiences have proven with great clarity Biba’s greatest talent: creativity.

Everything she touched she turned into something special. Or, more simply into something beautiful. Whether it be an empty page waiting to be filled with images and words, or a music sheet to be infused with emotion, a dress to be confected with the talent of a couturier, a home to be furnished with originality. At a first glimpse the story of her life appears as that of a butterfly waiting to find the right flower: theatre, screenwriting, creative writing. The silver screen at its highest level: Federico Fellini, Carlos Saura, Ettore Scola, Mauro Bolognini are just few of the masters she has encountered during her youth.

And before crossing the threshold of haute couture to work with designers of the like of Egon Von Furstemberg and Gattinoni… she has supervised the costumes of actors such as Fabio Testi, Florina Bolkan, Srena Grandi, Franco Nero, Elsa Martinelli and Valeria Marini, to name but a few. All people who have been deeply touched by her way of being, her talent. A talent she has expressed with delicacy, always standing behind the wings. But that butterfly wasn’t really waiting for the right flower. It was simply on the search for a medium that would best reflect the seasons of her life. And this meant leaving, abandoning, travelling. It called for the discovery of less asphyxial and pre-packaged conditions, as to those she had artistically encountered in Italy. Her talent and expressivity was offended by those who lived on art but did not really experience it. Those who sold it but didn’t respect it. A thought which has gained a more defined shape during the long travels across Europe and even more so overseas, during Biba’s permanence in America, through the association with local artists before the business-aspect of art would swallow them, through the elaboration of a language and culture under some aspects still uncontaminated.

This wish to follow unconventional paths, this craving for communication at deeper levels, this unpredictable existence and artistic inspiration, all these elements still fuel Biba today. Up to the enlightening encounter with Marinella Paolini: two women with an undefined desire waiting to be sculpted, waiting for a face, a body, dignity. A project to slowly grow up with, without knowing where this growth will take them. And what better name than Forms of Art, art that gains shape like a river unpredictably changing its course through time? Causality though plays only a minor role here. Because Forms of Art is the rigorous transposition, an almost mathematical one, of genuine creativity, a creativity beyond mediation. Just like a meticulous engineer applied to the intuition of the artist. Rigorous doesn’t mean rigid. After all, as Biba says, a small stone thrown today may become something else in thirty years time. Like Biba herself who surely won’t have stopped here.

Marco Scafati – journalist of Republica.

CV Patrizia Scarfagna ENG new